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INFORMAZIONE: L’ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE DI ANGIUS, DATO, LOTITO E CAMPO |
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Roma, 3 ottobre 2009.
Saranno in Piazza del Popolo quest’oggi Gavino Angius, Vincenzo Campo, Cinzia Dato, Silvano Miniati, Franco Lotito e tanti altri, a fianco della Federazione Nazionale della Stampa in difesa del pluralismo dell’informazione, contro chi vuole impedire ai giornalisti di fare il proprio dovere, e svolgere una professione che tutti i giorni è messa a dura prova da scelte editoriali spesso discutibili, da parte di chi vuole condizionare i giornalisti, e mal sopporta il ruolo di "cane da guardia" della democrazia che la libera stampa dovrebbe poter svolgere in un Paese civile.“Si tratta di una manifestazione di risposta popolare ad un attacco alla libertà di informazione che non ha precedenti né in Italia né nel resto dell’occidente. Siamo di fronte ad un attacco rivolto non solo alla libertà di stampa e informazione ma anche al diritto sacrosanto dei cittadini di poter disporre di un’informazione completa e obiettiva”, ha dichiarato Gavino Angius, in un’intervista pubblicata oggi su l’Altro.“E’ necessario un radicale cambiamento nel fare informazione in questo Paese, in un generale clima di imbarbarimento della vita civile. Non c’è alcun dubbio – ha dichiarato inoltre il coordinatore del NetworK di Sinistra Riformista Italiana, Vincenzo Campo - a cui aderiscono varie fondazioni ed associazioni – oggi manifesteremo anche per esprime preoccupazione per l’estremizzazione della lotta politica, che i mezzi di informazione in parte subiscono e finiscono anche con l’alimentare, e per una nuova “qualità” nel fare informazione”.
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PD: ANGIUS A FRANCESCHINI, AMMETTA CHE POLITICA SEGUITA FU SBAGLIATA |
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Roma, 2 Ottobre 2009 “Piuttosto sorprendente, forse mi è parsa la dichiarazione di ieri di Franceschini secondo cui egli non sarà fermato da chi fermò Prodi e Veltroni”. Lo afferma Gavino Angius ex Vice Presidente del Senato. “Ma chi fermò Prodi? – aggiunge Angius -. Ricordo, dalla fatal Orvieto una autorevole dichiarazione fatta nell’autunno del 2007, quando Prodi era Presidente del Consiglio e si era alla vigilia del voto in Parlamento sulla legge finanziaria, in cui si disse che se ci fossero state le elezioni anticipate (sic?) il Pd “sarebbe andato da solo”. Fu come mettere una bomba ad orologeria sotto il tavolo già traballante del governo”. “Infatti – prosegue Angius - quella dichiarazione accelerò la crisi del centrosinistra e dell’Unione e il governo anche per altre ragioni cadde. E chi fermò Veltroni? Chi impostò la campagna elettorale chiedendo una politica normale incontrando Berlusconi mai citando l’avversario – che mi pare fosse sempre Berlusconi - e addirittura auspicando una legislatura costituente cioè segnata da riforme fatte di intesa tra maggioranza e opposizione, cioè tra Pd e Pdl? Quel disegno politico fu fermato dagli elettori. Se Franceschini ha dei dubbi può ascoltare l’intervista che diede Romano Prodi a Fabio Fazio, la primavera scorsa. Perché invece non dire che la politica seguita in questi anni si è rivelata sbagliata e va cambiata? Perché alludere a complotti? Mi domando come sia possibile che non si avverta l’esigenza seria, critica, e anche autocritica di riconoscere gli errori di questi ultimi due anni fatti da tutti? Continuando così – conclude Angius - credo che non si vada da nessuna parte”.
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PD: ANGIUS, “SE A DECIDERE È IL POPOLO PERCHÉ CHIAMARLO PARTITO?” |
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“Bisogna chiudere subito le polemiche inutili e riportare la politica nel dibattito congressuale del Pd”. Lo afferma Gavino Angius commentando le polemiche di questi giorni dentro al Pd. “Anche perché – prosegue Angius - c’è molto da discutere. Innanzitutto bisognerebbe fare una discussione seria sulle ragioni e sulle cause delle dolorose sconfitte di questo anno e mezzo per trarne i dovuti insegnamenti. Non pochi sono quelli che ritengono che si debba cambiare la linea politica del Pd, che come minimo si è rivelata sbagliata. Allo stesso tempo si dovrebbe discutere su come costruire finalmente un partito vero. E’ ovvio che lo statuto del Pd va rispettato e applicato ma non per questo non può non essere discusso. Per esempio le primarie che bisogna fare adottate per eleggere il capo di un organizzazione o di un partito coinvolgendo anche i non aderenti a quel partito o a quella organizzazione, sono un caso unico che non ha esempi al mondo neanche negli Usa. Se è il “popolo”, cioè i non iscritti ad eleggere un segretario perché ci si dovrebbe iscrivere al partito? Che senso ha la sua esistenza. E’ un criterio che vale per qualsiasi organizzazione: dalla Confindustria al sindacato alle bocciofile etc, etc. Mi chiedo anche perché lo si dovrebbe chiamare “Partito Democratico” e non invece, come fa Berlusconi, “Popolo Democratico”. Comunque – conclude Angius - Bersani non ha nulla da temere, neanche dalle primarie”.
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